MoviSol -
Movimento
Internazionale per i Diritti Civili - Solidarietà
Newsletter n.
23/2011
La Kaptur chiede il ritorno allo standard di Glass-Steagall
Il 2 giugno la congressista democratica Marcy Kaptur, che ha
presentato il ddl per il ripristino della legge Glass-Steagall, ha testimoniato
alle audizioni della Commissione Bilancio sulla "crisi dell'esposizione dei
contribuenti nel settore immobiliare" presiedute dal repubblicano Paul Ryan, un
fautore dei tagli draconiani al bilancio. Mentre molti repubblicani hanno
tentato di attribuire la colpa della crisi immobiliare a Fannie Mae e Freddie
Mac, entrambe imprese create dallo stato, l'on. Kaptur ha dichiarato chiaramente
che la colpa principale va attribuita a Wall Street.
Dopo l'audizione, il suo ufficio ha emesso il seguente
comunicato stampa: "La congressista Marcy Kaptur ha dato alla deregulation del
settore finanziario la colpa del crollo del mercato immobiliare negli Stati
Uniti nel 2008, chiedendo un'inchiesta del Congresso sulla crisi di Fannie Mae e
Freddie Mac.'Chi ha dato l'avvio al crac del settore immobiliare?' si è chiesta
la Kaptur. 'I comportamenti ad alto rischio sui mercati immobiliari americani
sono iniziati all'inizio degli anni Novanta quando la deregulation del settore
privato, promossa da alcuni membri del Congresso, ha consentito al settore
privato di trasformare prestiti fino ad allora prudenti in titoli, e di
cartolarizzarli sul mercato internazionale in maniera tale che non ci fosse più
alcun rapporto col loro valore reale o con i mercati immobiliari locali'.
Responsabile di questo, ha dichiarato, fu Wall Street. 'Ha
aggiunto - prosegue il comunicato - che la deregulation, culminata nella Legge
Gramm-Leach-Bliley, ha scatenato gli speculatori che si sono impossessati del
mercato. L'on. Kaptur è autrice del disegno di legge H.R. 1489, la legge sul
ritorno alla prudenza nelle attività bancarie del 2011, che ripristinerebbe le
disposizioni previste dalla legge Glass-Steagall che proibirono alle banche di
condurre sia attività commerciali che attività d'affari.
"'Il settore privato ha scoperto ben presto che il settore
ipotecario era uno strumento dormiente in un orizzonte trentennale e non
fruttava quanti i profitti veloci dei prestiti commerciali. Dunque le grandi
banche, insieme ai loro tirapiedi, le industrie dei servizi e dei rating, hanno
fatto in modo di gonfiare i propri profitti'".
"Guardandoci indietro, ha aggiunto, è difficile comprendere
come il settore finanziario abbia dato tanta fiducia ad un mercato privato della
finanza immobiliare. Fannie Mac e Freddie Mac a quel punto hanno adottato anche
loro pratiche ad alto rischio diventando agenti chiave per portare i titoli
tossici sui mercati internazionali".
La nuova epidemia mette a dura prova le strutture sanitarie
L'epidemia di e. coli scoppiata ad Amburgo e nel Nord
della Germania ha riportato d'attualità gli avvertimenti lanciati dal movimento
di LaRouche molti anni fa: lo smantellamento di cruciali infrastrutture
scientifiche e sanitarie, compresi i sistemi di monitoraggio e prevenzione,
minaccia di lasciare l'umanità alla mercé di malattie mortali.
Anche in Germania, dove le strutture sanitarie sono tra le
migliori del mondo, i tagli e le privatizzazioni hanno fatto sì che gli ospedali
del Nord non riescono a far fronte all'emergenza. I casi affetti da HUS
(Sindrome Emolitico-Uremica) possono essere curati solo con il cambio completo
del sangue e con macchine per la dialisi. Per ora, i posti di cura intensiva
sono stati completamente saturati dai 625 casi più acuti di HUS diagnosticati
tra gli oltre duemila infetti di e. coli. Si teme che a causa
dell'insufficienza dei posti letto, si cominci a scartare i pazienti più
anziani.
Grazie ai cinesi, che hanno lavorato assieme alla Clinica
dell'Università di Amburgo-Eppendorf, è stato sequenziato il genoma del batterio
e sono stati identificati i geni che permettono al batterio di produrre le
tossine che entrano nella circolazione sanguigna e producono la sindrome HUS.
Sono state rilevate somiglianze tra uno dei due e un batterio scoperto tempo fa
in Africa. Se l'ipotesi fosse confermata, essa costituirebbe la prova di una
criminale negligenza della comunità internazionale nei confronti dell'Africa,
che ha permesso al batterio di avere tutto il tempo necessario alla mutazione.
Proprio quello che si temeva due anni fa per i virus della peste aviaria e
suina, è accaduto con l'e. coli.
Mentre scriviamo non è ancora nota la fonte dell'epidemia.
Mentre si stanno esaminando dei semi di soia prodotti da un'azienda nella Bassa
Sassonia, si sospetta anche che il batterio e. coli sia nato in uno dei
numerosi impianti di biogas, in cui viene prodotta elettricità dagli escrementi
animali e altro materiale organico marcescente.
In ogni caso, l'epidemia si è diffusa rapidamente, uccidendo 21
persone in tre settimane. Ancora una volta, questa epidemia virulenta punta
all'urgenza di un programma d'urto per la medicina su scala globale. L'Europa
prenda esempio dalla Cina: il Beijing Genomic Institute (BGI) ha la più grande
capacità al mondo di sequenziamento del DNA con oltre 180 macchine e oltre 4000
addetti.
La politica anti-nucleare tedesca minaccia la stabilità
economia mondiale
Quando un capo di governo è costretto a negare in pubblico di
voler deindustrializzare la nazione e lo fa con la stessa convinzione di uno
studente che giura che i compiti a casa sono stati mangiati dal cane, quel paese
è nei guai. Eppure, è quello che ha fatto il Cancelliere Merkel quando, il 3
giugno, il corrispondente di Berlino dell'EIR, Stefan Ossenkopp, ha
chiesto ad una conferenza stampa: "Come fisico, lei sa che un aumento della
densità nel flusso energetico porta ad un aumento del tasso di produttività
nell'economia... molti temono che la sua politica energetica condurrà alla
deindustrializzazione. La mia domanda è: Fukushima è stato un pretesto? Il vero
scopo è la deindustrializzazione?"
Rispondendo "no", la Merkel ha indicato "sì" quando ha
reiterato l'intenzione di staccare l'ultimo reattore nucleare nel 2022. Come ha
scritto il presidente del BueSo, Helga Zepp-LaRouche, in una dichiarazione il
giorno successivo, la decisione porterà proprio ad un crollo della densità del
flusso energetico, e quindi ad "una massiccia riduzione del potenziale
industriale tedesco", con drammatiche conseguenze nelle esportazioni di beni
industriali che, "in un mondo di fame e povertà significa il genocidio", ha
scritto Zepp-LaRouche.
Negli altri paesi, la svolta tedesca ha generato
preoccupazioni. Il quotidiano moderato danese Berlingske Tidende ha
scritto il 1 giugno che essa avrà "gravi conseguenze per la nazione, per la
politica energetica tedesca e per il clima". In Francia, il ministro
dell'industria Eric Besson ha fatto notare che chiudendo tutti i reattori
nucleari "la Germania renderà l'elettricità più costosa e più inquinante". Già
essa costa alle famiglie il doppio che in Francia. Gli esperti del settore
energetico francese temono che la Germania non sia più in grado di fornire,
attraverso la rete transfrontaliera, i 16 gigawatt annuali che fornisce alla
Francia.
Il capo dell'Ente nucleare russo, Sergei Novakov, ha
sottolineato in un'intervista a Voice of Russia quanto sarà difficile
sostituire il nucleare con fonti cosiddette rinnovabili. Mentre queste
potrebbero funzionare per i consumi familiari, sarà impossibile garantire
elettricità giorno e notte all'industria, con qualsiasi tempo atmosferico.
Lo stesso giorno la Pravda ha pubblicato un articolo
intitolato "La Germania combatte i mulini a vento nucleari", in cui si osserva
che il piano tedesco fallirà e si aggiunge che i Verdi sono noti per la loro
russofobia, che potrebbe portare a tensioni politiche se Berlino decidesse di
cancellare gli accordi a lungo termine per il gas. Inoltre, il quotidiano russo
ha messo la Germania sull'avviso, nel caso che Berlino, con l'aiuto di Vienna e
Berna, cercasse di convincere altri paesi europei a seguire la stessa rotta.