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Così
l’ex capo dei Ros che arrestò Totò Riina contrasterà la procura di
Palermo (con pataccari al seguito) che lo accusa di reati assimilati
alla grottesca messinscena della “trattativa stato-mafia”
Se
fosse un film, dicono gli amici del generale Mario Mori, quella di
venerdì prossimo potrebbe essere la scena finale di una pellicola
intitolata più o meno così: “Indagine su un papello al di sotto di ogni
sospetto”. E in effetti, a volerla prendere con ironia, la sorpresa che
l’ex comandante dei Ros sta preparando per venerdì pomeriggio – quando
scenderà a Palermo per difendersi in aula dalla condanna a nove anni
di carcere richiesta nell’ambito del processo sulla trattativa
stato-mafia dal pm Antonino Di Matteo, il magistrato che ha sostituito
Antonio Ingroia alla guida dell’inchiesta del secolo – presenta alcune
sfumature che, se messe insieme una accanto all’altra, potrebbero
incuriosire un bravo regista con sensibilità per gli spettacoli comici.
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di Claudio Cerasa
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La versione di Parisi
La conversione al modello francese, il bisogno di decisione politica, il Cav. ambiguo e il modello Napolitano
Romano
Prodi si è iscritto al partito del presidenzialismo e Arturo Parisi,
l’ex ministro della Difesa, il professore ulivista suo amico di vecchia
data, spiega al Foglio che “l’unica novità è che adesso Prodi ha fatto
riferimento all’esperimento francese nella sua interezza, doppio turno
e semipresidenzialismo”. Ma il professore, che ieri ha incontrato
Giorgio Napolitano al Quirinale, fa esercizio di scetticismo: “Anche
Enrico Letta ha fatto riferimento al presidenzialismo, ma in maniera
fredda, ambigua. Non credo che ne faranno niente”. Il Pd avanza incerto
su questa strada, si divide e si tormenta. Matteo Renzi e Walter
Veltroni assieme a Prodi, da una parte, Rosy Bindi e Massimo D’Alema
dall’altra.
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di Salvatore Merlo
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