Roberto Abraham Scaruffi

Saturday, 7 December 2013

IL FOGLIETTO QUOTIDIANO

Edizione breve del quotidiano diretto da Giuliano Ferrara

OGGI IN EDICOLA
PRIMA PAGINA

I trent’anni, questo è il problema

Non è questione di giovanilismo generico, è che l’importante è stare sotto i quaranta. Un cretino giovane è per sempre, e li accusano di essere leggeri. Ma questa è proprio la forza loro in cui sperare

De Blasio si copre a destra con il poliziotto della tolleranza zero

Per rimpiazzare l’odiato commissario Kelly il sindaco di NY richiama Bratton, l’uomo di ferro di Giuliani
SECONDA PAGINA

Dopo il colpo della Corte ho cambiato idea: vado alle primarie e voto Renzi

di Franco Debenedetti
EDITORIALI

Fazio e Bnl, il fatto non sussiste

L’ex governatore assolto e i furbetti del quertierino mediatico-giudiziario
INSERTO DEL SABATO

Le amiche geniali - di Annalena

Spero di non sapere mai chi sia davvero Elena Ferrante. Lo spero perché nei suoi libri ho trovato tutto quello che mi serve: la verità segreta nella guerra delle donne
ANALISI

I crucci convergenti di Draghi e dell’alleato nipponico Abe

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OGGI ONLINE
Bipolaristi ma non talebani

Il Cav. ambidestro punta sul sistema spagnolo e fa sogni proporzionali

Berlusconi stuzzica grillini e renziani, studia un’offerta per Letta e accarezza la rottamazione del maggioritario
Questione di piedi. Nel grande frullatore che i supremi giudici della Consulta hanno azionato dichiarando incostituzionale la legge Calderoli, la posizione più indecifrabile, più misteriosa e potenzialmente più sorprendente tra quelle espresse dai principali leader politici italiani non è quella di Matteo Renzi (che sostiene il maggioritario), non è quella di Massimo D’Alema (che sostiene una qualsiasi legge che non vada bene a Renzi), non è quella di Romano Prodi (che sostiene il bipolarismo), non è quella di Enrico Letta (che, come Alfano, sostiene il maggioritario solo a condizione che non si faccia presto), ma molto più semplicemente, e vedremo perché, è quella di Silvio Berlusconi.
di Claudio Cerasa
per abbonati

Madiba e il Che

Note su un grande mito aristocratico e di stato, nato in una vita prigioniera ma libera
Siamo nati al mito politico con il medico argentino Ernesto Guevara, ne moriamo con il regale profeta della libertà e autodeterminazione del Sudafrica Nelson Mandela (1918-2013): questo è un beatifico progresso, per una generazione che ne ha sbagliate parecchie e che, almeno per una parte di essa, ha bruciato nel nichilismo e nell’utopia le mito-ideologie del Novecento. Sono gretti e un po’ stupidi quanti polemizzano sul concetto di riconciliazione politica e civile, che è centrale nella figura di Madiba ed è stato evocato, prima che dalla destra italiana, dagli editorialisti del New York Times (in modo peraltro impeccabile).
di Giuliano Ferrara