MoviSol -
Movimento
Internazionale per i Diritti Civili - Solidarietà
Newsletter n. 46/2011
Newsletter n. 46/2011
MoviSol denuncia il golpe dei banchieri
Il 7 novembre, il presidente di MoviSol Liliana Gorini e il
prof. Paolo Savona, presidente del Fondo Interbancario di Garanzia, sono stati
ospiti della trasmissione "Che aria tira" su Radio Padania, dedicata ai temi
attuali della crisi dell'euro e dell'Italia. Entrambi sono stati interpellati
sulla opportunità per l'Italia di uscire dall'euro e se fosse vero che il 50%
dello spread tra i titoli italiani e quelli tedeschi fosse dovuto a Berlusconi.
Sia Gorini che Savona hanno respinto questo giudizio, e secondo Gorini "uscire
dall'euro sarebbe l'unico modo per Berlusconi di salvare il proprio governo e
evitare un governo tecnico imposto dalla BCE", ma ci vorrebbero statisti come De
Gasperi, De Gaulle o Roosevelt. "Nessuno tra gli attuali governi europei ha il
coraggio di fare quello che LaRouche dice da anni: una riforma alla
Glass-Steagall, ma l'Italia può farlo ora, ribellandosi al ricatto della BCE".
Savona si è detto d'accordo che "esistono alternative" alla
svendita dei beni nazionali, che "l'ideale sarebbe certamente regolare
severamente il mercato dei derivati, che è stato la causa degli attacchi
speculativi sui titoli di stato", ma ha giudicato "troppo duro" il giudizio di
MoviSol sulla "dittatura della BCE". In questo momento, essendo sotto attacco,
per l'Italia sarebbe impossibile uscire dall'euro, ha detto Savona. "Io sono
stato il primo a porre il problema, un anno fa, offrendo il petto nudo", ha
detto Savona, e una volta passato l'attacco speculativo sarebbe sicuramente il
caso di riproporlo.
Entrambi il presidente di MoviSol e l'ex ministro si sono detti
contrari ad un governo tecnico. "Io feci parte di un governo tecnico", ha detto
Savona, aggiungendo che però non lo ritiene una scelta giusta. "Se il governo
tecnico fallisce, la gente perderà la fiducia in tutto, dopo averla persa nella
politica". Un governo tecnico fallirà sicuramente, ha detto Gorini, perché le
decisioni non sono prese dal governo italiano ma dalle banche, a cominciare
dalla BCE.
Il Segretario nazionale di MoviSol Andrew Spannaus è stato tra
i relatori al BlogEconomyDay II tenutosi a Castrocaro Terme (Forlì) sabato e
domenica scorsi. L'incontro ha messo insieme numerosi blogger
indipendenti che si occupano soprattutto di finanza e risparmi, insieme ad un
pubblico di oltre 300 persone sul posto e molti altri che hanno seguito via
internet. Spannaus, che aveva partecipato anche all'incontro inaugurale l'anno
scorso in Piemonte, ha portato una prospettiva di interventi immediati per
stabilizzare la situazione italiana ed europea attraverso la separazione delle
funzioni bancarie, e un ritorno alla sovranità nazionale. Gran parte dei
partecipanti si sono espressi a favore dell'uscita dell'Italia dall'euro e un
ritorno ad una politica di crescita economica vera, in opposizione al governo
dei banchieri in via di formazione, visto come una succursale delle grandi
banche d'affari a livello internazionale.
La sospensione della democrazia in Italia e Grecia avvicina
la guerra
La rimozione di governi democraticamente eletti in Italia e
Grecia e la loro sostituzione con "governi dei banchieri" ha portato il mondo
più vicino ad una guerra mondiale. La liquidazione delle democrazie parlamentari
nel fianco sud dell'Europa segnala la volontà delle élite transatlantiche di non
voler cercare una soluzione al collasso del sistema finanziario globale, ma di
guadagnare tempo mentre prepara la guerra.
Il Presidente Obama è stato tra i protagonisti dei colpi di
stato in Italia e Grecia. Quando Berlusconi ha rassegnato le dimissioni sabato
13 novembre, si è affrettato a chiamarle "positive". Sarkozy e Merkel si sono
uniti al coro, dando la benedizione a Mario Monti, il consigliere di Goldman
Sachs ed ex Commissario UE che Napolitano ha incaricato motu proprio di formare
il governo dei tecnici. La Merkel ha dato lezioni di buon gusto spingendosi a
dire che "la vera Italia sta col Presidente Napolitano e non con Berlusconi".
Il governo italiano non è stato sfiduciato né dagli elettori né
dal Parlamento, ma dall'uso del terrore finanziario. Il credito sovrano
dell'Italia e quello delle sue banche sono stati fatti oggetto di speculazione
mirata e massiccia, dapprima scatenata dalla famosa retrocessione di Moody's lo
scorso maggio e poi dalla decisione dell'EBA, l'autorità bancaria europea, che
ha costretto le banche internazionali a sbarazzarsi di titoli italiani. Mentre
la prima ondata portò i tassi del decennale sopra il 5%, la seconda (aggravata
dall'annuncio del referendum greco) li ha spinti oltre il 7%.
Washington, Londra, Parigi e Berlino hanno messo alle strette
l'Italia accusandola far fallire l'Eurosistema a causa di una "mancanza di
credibilità" del suo esecutivo. L'Italia è stata commissariata dalla BCE mentre
l'UE "collaudava i poteri della nuova governance economica rafforzata
sull'Italia", come ha dichiarato il Commissario Olli Rehn il 9 novembre, prima
di mandare un gruppo di ispettori UE e BCE a Roma per monitorare l'applicazione
delle misure raccomandate.
Infine, quando è stata presa di mira Mediaset da una
speculazione guidata da due fondi di investimento USA, che hanno abbattuto il
titolo del 12% in un sol giorno, Berlusconi ha gettato la spugna ed è salito al
Quirinale.
Durante l'intera fase, il Presidente Napolitano ha abusato dei
suoi poteri costituzionali, agendo come il vero esecutivo. Era lui
l'interlocutore dei capi di governo di USA, Francia e Germania, della
Commissione UE e della BCE. Un giorno sapremo i veri retroscena delle trame di
Napolitano con i capi di potenze straniere per imporre un governo
extraparlamentare made in Bruxelles.
Il capo di questo governo di non eletti parla come un sicario
economico. Nel corso del programma "L'Infedele" a La7 lo scorso 26 settembre,
Monti ha dichiarato che "oggi, secondo me, stiamo assistendo - non è un
paradosso - al grande successo dell'Euro, E qual è la manifestazione più
completa del grande successo dell'Euro? La Grecia. Perché? Perché l'Euro è stato
creato sì per avere una moneta unica, ma soprattutto per convincere la Germania
che ha fatto il grande sacrificio di rinunciare al marco per avere una moneta
comune europea, che attraverso l'euro, attraverso i vincoli che nascevano con
l'euro, la cultura della stabilità - il Presidente Ciampi richiamava sempre la
cultura della stabilità - alla tedesca si sarebbe un po' per volta diffusa a
tutti. Quale caso di scuola si sarebbe mai potuto immaginare, caso limite, di
una Grecia che dà, è costretta a dare abbastanza peso alla cultura della
stabilità e sta trasformando se stessa?"
Nel "caso di scuola" greco, come in Italia, la democrazia è
stata sospesa per permettere macelleria sociale. Il nuovo Primo ministro, Lucas
Papademos, è stato vicepresidente della Banca Centrale Europea e governatore
della banca centrale greca. Dopo aver lasciato la BCE nel 2010 è stato
consigliere finanziario del Primo ministro uscente Giorgio Papandreu, riguardo
all'esecuzione dei salvataggi e del "memorandum" UE. Papademos non ha mai
ricoperto una carica elettiva. Il suo governo è pieno di ex commissari UE. Il
vero potere dietro il nuovo Primo ministro è quello di Horst Reichenbach, che
presiede la task force della Commissione Europea per la Grecia, che sarà
potenziata e diffusa nei vari dicasteri per "assistere" all'applicazione dei
programmi di austerità e di "ristrutturazione" dell'economia greca.
Preparativi anglo-francesi per la guerra all'Iran
Il 9 novembre si sono incontrati a Londra rappresentanti
francesi e britannici sotto gli auspici del governo di Sua Maestà e della
Presidenza francese e, secondo un comunicato stampa ufficiale, hanno celebrato
il "successo dell'Operazione Unified Protector in Libia" che "ha consolidato la
nostra partnership e fornito nuove prove della rilevanza dei numerosi progetti
annunciati dal nostro vertice dello scorso anno".
Preparando la prossima guerra, la dichiarazione afferma che i
rappresentanti anglo-francesi hanno nuovamente espresso "la loro forte
preoccupazione sulle dimensioni militari del programma nucleare iraniano alla
luce del rapporto pubblicato ieri dall'IAEA, e hanno confermato la propria
chiara determinazione a ottenere nuove sanzioni se l'Iran si rifiuta di
cooperare".
Lo stesso giorno, il quotidiano britannico Daily Mail ha
riferito che "la valutazione ai vertici del governo britannico è che Israele
cercherà di colpire i siti nucleari iraniani", con sostegno logistico degli USA.
Viene citato un "autorevole personaggio del Foreign Office" secondo cui è stato
detto ai ministri del governo di aspettarsi un'azione militare israeliana "forse
già a Natale o molto presto all'inizio dell'anno nuovo".
Si noti anche che l'ex Premier Tony Blair, l'uomo che fabbricò
le prove false per la guerra in Iraq, è stato riattivato per una replica. Blair
ha incontrato il Presidente Obama il 31 ottobre e si trovava sulla scena del
delitto quando il governo italiano è stato giustiziato extraparlamentariamente.
Ufficialmente a Roma e Milano per organizzare la sua "Iniziativa basata sulla
Fede", che non è altro che un paravento per le guerre "umanitarie", Blair ha
appoggiato Mario Monti in dichiarazioni molto pubblicizzate sui media italiani,
e ha chiesto di salvare l'euro a tutti i costi. Sulla guerra in Libia, Blair ha
difeso la decisione di "eliminare" Gheddafi.
Nel frattempo, il Presidente Obama continua a manifestare
l'intenzione di far uso della forza militare in Iran. Accanto all'indecente
messinscena sulla portaerei Carl Vinson, il vascello da cui il corpo di Osama
Bin Laden sarebbe stato gettato in mare, Obama sta preparando un piano, che
presenterà al Congresso tra breve, per autorizzare la vendita di 4900 bombe
"bunker busters" agli Emirati Arabi Uniti. Mentre gli EAU avevano buoni rapporti
con l'Iran nel passato, gli attuali reggenti, la famiglia Nahyan di Abu Dhabi,
hanno adottato la linea della "bomba nucleare di Teheran". Se riceveranno le
bombe di Obama, le forze aeree degli EAU saranno in grado di colpire strutture
fisse come i tunnel in cui l'Iran conduce la sua attività di ricerca nucleare.
Oltre a ciò, il pericoloso piano dell'amministrazione Obama è
quello di potenziare il Consiglio di Cooperazione nel Golfo come contrappeso
all'Iran, per cui sta negoziando da sei mesi. Washington venderà anche ai
sauditi caccia F15 equipaggiati con 2000 bombe anti-bunker, per 60 miliardi di
dollari.
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