Roberto Abraham Scaruffi

Saturday, 19 November 2011


MoviSol - Movimento Internazionale per i Diritti Civili - Solidarietà
Newsletter n. 46/2011
MoviSol denuncia il golpe dei banchieri
Il 7 novembre, il presidente di MoviSol Liliana Gorini e il prof. Paolo Savona, presidente del Fondo Interbancario di Garanzia, sono stati ospiti della trasmissione "Che aria tira" su Radio Padania, dedicata ai temi attuali della crisi dell'euro e dell'Italia. Entrambi sono stati interpellati sulla opportunità per l'Italia di uscire dall'euro e se fosse vero che il 50% dello spread tra i titoli italiani e quelli tedeschi fosse dovuto a Berlusconi. Sia Gorini che Savona hanno respinto questo giudizio, e secondo Gorini "uscire dall'euro sarebbe l'unico modo per Berlusconi di salvare il proprio governo e evitare un governo tecnico imposto dalla BCE", ma ci vorrebbero statisti come De Gasperi, De Gaulle o Roosevelt. "Nessuno tra gli attuali governi europei ha il coraggio di fare quello che LaRouche dice da anni: una riforma alla Glass-Steagall, ma l'Italia può farlo ora, ribellandosi al ricatto della BCE".
Savona si è detto d'accordo che "esistono alternative" alla svendita dei beni nazionali, che "l'ideale sarebbe certamente regolare severamente il mercato dei derivati, che è stato la causa degli attacchi speculativi sui titoli di stato", ma ha giudicato "troppo duro" il giudizio di MoviSol sulla "dittatura della BCE". In questo momento, essendo sotto attacco, per l'Italia sarebbe impossibile uscire dall'euro, ha detto Savona. "Io sono stato il primo a porre il problema, un anno fa, offrendo il petto nudo", ha detto Savona, e una volta passato l'attacco speculativo sarebbe sicuramente il caso di riproporlo.
Entrambi il presidente di MoviSol e l'ex ministro si sono detti contrari ad un governo tecnico. "Io feci parte di un governo tecnico", ha detto Savona, aggiungendo che però non lo ritiene una scelta giusta. "Se il governo tecnico fallisce, la gente perderà la fiducia in tutto, dopo averla persa nella politica". Un governo tecnico fallirà sicuramente, ha detto Gorini, perché le decisioni non sono prese dal governo italiano ma dalle banche, a cominciare dalla BCE.
Il Segretario nazionale di MoviSol Andrew Spannaus è stato tra i relatori al BlogEconomyDay II tenutosi a Castrocaro Terme (Forlì) sabato e domenica scorsi. L'incontro ha messo insieme numerosi blogger indipendenti che si occupano soprattutto di finanza e risparmi, insieme ad un pubblico di oltre 300 persone sul posto e molti altri che hanno seguito via internet. Spannaus, che aveva partecipato anche all'incontro inaugurale l'anno scorso in Piemonte, ha portato una prospettiva di interventi immediati per stabilizzare la situazione italiana ed europea attraverso la separazione delle funzioni bancarie, e un ritorno alla sovranità nazionale. Gran parte dei partecipanti si sono espressi a favore dell'uscita dell'Italia dall'euro e un ritorno ad una politica di crescita economica vera, in opposizione al governo dei banchieri in via di formazione, visto come una succursale delle grandi banche d'affari a livello internazionale.
La sospensione della democrazia in Italia e Grecia avvicina la guerra
La rimozione di governi democraticamente eletti in Italia e Grecia e la loro sostituzione con "governi dei banchieri" ha portato il mondo più vicino ad una guerra mondiale. La liquidazione delle democrazie parlamentari nel fianco sud dell'Europa segnala la volontà delle élite transatlantiche di non voler cercare una soluzione al collasso del sistema finanziario globale, ma di guadagnare tempo mentre prepara la guerra.
Il Presidente Obama è stato tra i protagonisti dei colpi di stato in Italia e Grecia. Quando Berlusconi ha rassegnato le dimissioni sabato 13 novembre, si è affrettato a chiamarle "positive". Sarkozy e Merkel si sono uniti al coro, dando la benedizione a Mario Monti, il consigliere di Goldman Sachs ed ex Commissario UE che Napolitano ha incaricato motu proprio di formare il governo dei tecnici. La Merkel ha dato lezioni di buon gusto spingendosi a dire che "la vera Italia sta col Presidente Napolitano e non con Berlusconi".
Il governo italiano non è stato sfiduciato né dagli elettori né dal Parlamento, ma dall'uso del terrore finanziario. Il credito sovrano dell'Italia e quello delle sue banche sono stati fatti oggetto di speculazione mirata e massiccia, dapprima scatenata dalla famosa retrocessione di Moody's lo scorso maggio e poi dalla decisione dell'EBA, l'autorità bancaria europea, che ha costretto le banche internazionali a sbarazzarsi di titoli italiani. Mentre la prima ondata portò i tassi del decennale sopra il 5%, la seconda (aggravata dall'annuncio del referendum greco) li ha spinti oltre il 7%.
Washington, Londra, Parigi e Berlino hanno messo alle strette l'Italia accusandola far fallire l'Eurosistema a causa di una "mancanza di credibilità" del suo esecutivo. L'Italia è stata commissariata dalla BCE mentre l'UE "collaudava i poteri della nuova governance economica rafforzata sull'Italia", come ha dichiarato il Commissario Olli Rehn il 9 novembre, prima di mandare un gruppo di ispettori UE e BCE a Roma per monitorare l'applicazione delle misure raccomandate.
Infine, quando è stata presa di mira Mediaset da una speculazione guidata da due fondi di investimento USA, che hanno abbattuto il titolo del 12% in un sol giorno, Berlusconi ha gettato la spugna ed è salito al Quirinale.
Durante l'intera fase, il Presidente Napolitano ha abusato dei suoi poteri costituzionali, agendo come il vero esecutivo. Era lui l'interlocutore dei capi di governo di USA, Francia e Germania, della Commissione UE e della BCE. Un giorno sapremo i veri retroscena delle trame di Napolitano con i capi di potenze straniere per imporre un governo extraparlamentare made in Bruxelles.
Il capo di questo governo di non eletti parla come un sicario economico. Nel corso del programma "L'Infedele" a La7 lo scorso 26 settembre, Monti ha dichiarato che "oggi, secondo me, stiamo assistendo - non è un paradosso - al grande successo dell'Euro, E qual è la manifestazione più completa del grande successo dell'Euro? La Grecia. Perché? Perché l'Euro è stato creato sì per avere una moneta unica, ma soprattutto per convincere la Germania che ha fatto il grande sacrificio di rinunciare al marco per avere una moneta comune europea, che attraverso l'euro, attraverso i vincoli che nascevano con l'euro, la cultura della stabilità - il Presidente Ciampi richiamava sempre la cultura della stabilità - alla tedesca si sarebbe un po' per volta diffusa a tutti. Quale caso di scuola si sarebbe mai potuto immaginare, caso limite, di una Grecia che dà, è costretta a dare abbastanza peso alla cultura della stabilità e sta trasformando se stessa?"
Nel "caso di scuola" greco, come in Italia, la democrazia è stata sospesa per permettere macelleria sociale. Il nuovo Primo ministro, Lucas Papademos, è stato vicepresidente della Banca Centrale Europea e governatore della banca centrale greca. Dopo aver lasciato la BCE nel 2010 è stato consigliere finanziario del Primo ministro uscente Giorgio Papandreu, riguardo all'esecuzione dei salvataggi e del "memorandum" UE. Papademos non ha mai ricoperto una carica elettiva. Il suo governo è pieno di ex commissari UE. Il vero potere dietro il nuovo Primo ministro è quello di Horst Reichenbach, che presiede la task force della Commissione Europea per la Grecia, che sarà potenziata e diffusa nei vari dicasteri per "assistere" all'applicazione dei programmi di austerità e di "ristrutturazione" dell'economia greca.
Preparativi anglo-francesi per la guerra all'Iran
Il 9 novembre si sono incontrati a Londra rappresentanti francesi e britannici sotto gli auspici del governo di Sua Maestà e della Presidenza francese e, secondo un comunicato stampa ufficiale, hanno celebrato il "successo dell'Operazione Unified Protector in Libia" che "ha consolidato la nostra partnership e fornito nuove prove della rilevanza dei numerosi progetti annunciati dal nostro vertice dello scorso anno".
Preparando la prossima guerra, la dichiarazione afferma che i rappresentanti anglo-francesi hanno nuovamente espresso "la loro forte preoccupazione sulle dimensioni militari del programma nucleare iraniano alla luce del rapporto pubblicato ieri dall'IAEA, e hanno confermato la propria chiara determinazione a ottenere nuove sanzioni se l'Iran si rifiuta di cooperare".
Lo stesso giorno, il quotidiano britannico Daily Mail ha riferito che "la valutazione ai vertici del governo britannico è che Israele cercherà di colpire i siti nucleari iraniani", con sostegno logistico degli USA. Viene citato un "autorevole personaggio del Foreign Office" secondo cui è stato detto ai ministri del governo di aspettarsi un'azione militare israeliana "forse già a Natale o molto presto all'inizio dell'anno nuovo".
Si noti anche che l'ex Premier Tony Blair, l'uomo che fabbricò le prove false per la guerra in Iraq, è stato riattivato per una replica. Blair ha incontrato il Presidente Obama il 31 ottobre e si trovava sulla scena del delitto quando il governo italiano è stato giustiziato extraparlamentariamente. Ufficialmente a Roma e Milano per organizzare la sua "Iniziativa basata sulla Fede", che non è altro che un paravento per le guerre "umanitarie", Blair ha appoggiato Mario Monti in dichiarazioni molto pubblicizzate sui media italiani, e ha chiesto di salvare l'euro a tutti i costi. Sulla guerra in Libia, Blair ha difeso la decisione di "eliminare" Gheddafi.
Nel frattempo, il Presidente Obama continua a manifestare l'intenzione di far uso della forza militare in Iran. Accanto all'indecente messinscena sulla portaerei Carl Vinson, il vascello da cui il corpo di Osama Bin Laden sarebbe stato gettato in mare, Obama sta preparando un piano, che presenterà al Congresso tra breve, per autorizzare la vendita di 4900 bombe "bunker busters" agli Emirati Arabi Uniti. Mentre gli EAU avevano buoni rapporti con l'Iran nel passato, gli attuali reggenti, la famiglia Nahyan di Abu Dhabi, hanno adottato la linea della "bomba nucleare di Teheran". Se riceveranno le bombe di Obama, le forze aeree degli EAU saranno in grado di colpire strutture fisse come i tunnel in cui l'Iran conduce la sua attività di ricerca nucleare.
Oltre a ciò, il pericoloso piano dell'amministrazione Obama è quello di potenziare il Consiglio di Cooperazione nel Golfo come contrappeso all'Iran, per cui sta negoziando da sei mesi. Washington venderà anche ai sauditi caccia F15 equipaggiati con 2000 bombe anti-bunker, per 60 miliardi di dollari.
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