Roberto Abraham Scaruffi

Friday, 4 November 2011


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Newsletter del 04 novembre 2011
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Una fucina di stelle in due galassie distanti

Grazie al Very Large Telescope dell'ESO è stato possibile osservare la radiazione di un burst di raggi gamma attraverso il gas di due galassie a 12 miliardi di anni luce da noi: l'abbondanza di elementi pesanti, sorprendente per l'età degli oggetti, porta a ipotizzare la presenza di un'intensa zona di formazione stellare leggi l'articolo »
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INFN: le 30.000 orbite di PAMELA

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Le città di domani

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Università degli studi di Milano: Una nuova terapia per prevenire le emorragie

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Droghe e dipendenze:
ecco perché il cervello fa la scelta sbagliata

Una nuova ricerca condotta sui macachi ha individuato le aree in cui vengono elaborate le informazioni che consentono di prendere decisioni, ponderando rischi e benefici. Secondo i neuroscienziati che hanno condotto lo studio, sarebbero le stesse aree che, in caso di problemi, porterebbero a comportamenti di abuso leggi l'articolo »
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Nessuna fissione a Fukushima

La società che gestisce l'impianto comunica che la quantità di xenon rilevata nei pressi del reattore 2 è così limitata da avere effetti trascurabili, ed esclude la possibilità di una reazione auto-sostenuta. Sono comunque in corso ulteriori analisi della situazione leggi l'articolo »
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I segreti dell'acustica di San Marco e la nascita della polifonia

Combinando moderne tecnologie di simulazione acustica e documentazioni storiche, è stato possibile ricreare e riascoltare composizioni polifoniche rinascimentali esattamente nel modo in cui si sarebbero udite all'epoca
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Stazioni spaziali di carta

Sono undici anni che la Stazione spaziale internazionale è abitata senza interruzione. Uno sguardo ad alcune strutture orbitanti che non sono mai divenute realtà (Immagini cortesia NASA; testi dall'originale su scientificamerican. com) leggi l'articolo »
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CNR: In gravidanza 'cin cin' solo con l'acqua  

Comunicato stampa leggi l'articolo »
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ENEA: Riapre la base italiana in Antartide

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La rapida diffusione dell’uomo moderno in Europa

Una nuova datazione di un frammento di mandibola ritrovato nel 1927 ha rivelato che il reperto risale a oltre 41.000 anni fa, confermando sul piano archeologico la teoria che i primi umani convissero con i Neanderthal e aiutando a definire con precisione la velocità con cui l'uomo moderno si diffuse in tutta Europa durante l'ultima era glaciale leggi l'articolo »
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Era glaciale: uomo e clima uniti contro la megafauna

Un nuovo studio mette la parola fine alle teorie che indicano una singola causa per le estinzioni dei grandi mammiferi europei e nord-americani, come il mammut o il rinoceronte lanoso, indicando che i differenti fattori hanno avuto un’influenza molto diversa da specie a specie e suggerendo che sarà difficile prevedere come reagiranno i mammiferi di oggi ai futuri cambiamenti climatici leggi l'articolo »
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Senso del corpo e schizofrenia

I pazienti affetti da questo disturbo sono colpiti molto più intensamente delle persone sane a una semplice illusione tattile, indotta toccandone simultaneamente una mano del soggetto che è nascosta allo sguardo e una mano finta ben in vista. L'illusione può essere così forte da indurre esperienze di fuoriuscita dal corpo  leggi l'articolo »
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Telethon: A caccia dei segreti della sindrome di Beckwith-Wiedemann

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Arte spaziale

Nel 2008, quando il creatore di videogiochi Richard Garriott è partito per lo spazio come turista, seguendo le orme del padre astronauta, non lo ha fatto a mani vuote. Ha portato con sé 20 dipinti e fotografie da esporre all'interno della Stazione spaziale internazionale (ISS).

Quelle opere, che Garriot ha riportato indietro dodici giorni dopo, con sei pezzi in più creati sulla ISS, sono state esposte  a New York, nell'ambito della mostra Celestial Matters, organizzata per raccogliere fondi per le istituzioni didattiche create in memoria della tragica missione finale del Challenger.

Le venti opere portate da Garriot, firmate da dieci artisti diversi, erano state selezionate basandosi sia sull'interpretazione dello spazio sia sull'impatto che avrebbero avuto sugli astronauti che vivono e lavorano sulla stazione.
(da Scientific American)



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