IL FOGLIETTO QUOTIDIANOEdizione breve del quotidiano diretto da Giuliano Ferrara | |||||||||
OGGI IN EDICOLAPRIMA PAGINAObama aggiunge Kerry nel suo disegno realista e rétro per la sicurezzadi Paola PeduzziNon c'è giustizia senza amnistiadi Lanfranco PaceSECONDA PAGINAC’è chi vuole la pena di morte per i gay, ma la chiesa ugandese nodi Paolo RodariLe caselle da sistemare in caso di vittoria del Pd. A chi va il Quirinale? E Montecitorio?EDITORIALIVotAntonio (Ingroia)Era già da tempo un ex magistrato, ora finalmente si candidaANALISIConsigli non richiesti al futuro governo sull’eurodiplomaziadi Domenico Lombardi
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Mario Monti e Pier Luigi Bersani, l’uno di fronte all’altro nello studio del professore ancora presidente del Consiglio per qualche giorno e forse – forse – già nume tutelare di una piccola costellazione di liste “per Monti”. L’incontro tra i due uomini è stato cordiale, ma duro nella sostanza. Ambienti vicini al segretario del Pd lo riassumono all’incirca così: “Ce ne importa poco di cosa vuole Monti, il presidente del Consiglio lo dovrà fare Bersani”. Lui, il segretario, invece la mette giù in altri termini di fronte ai giornalisti: “Monti è ancora in fase di valutazione, deciderà lui quello che vorrà dire. Per me va bene qualsiasi decisione vorrà prendere”.
Jabhat al Nusra è il gruppo più efficace e pericoloso nella lotta al governo di Bashar el Assad, per i ribelli siriani. Per l’Amministrazione Obama invece è soltanto il nome di facciata di un vecchio nemico, al Qaida in Iraq, ed è anche la ragione per un intervento militare in Siria se e quando Assad perderà il controllo dei depositi di armi chimiche. “Combattenti per la libertà” o “terroristi”? Ecco lo stesso gruppo visto da ribelli e America, che in teoria sono appena diventati due alleati formali – la scorsa settimana gli Stati Uniti hanno riconosciuto l’opposizione come rappresentante legittima della Siria.