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Monti
in corsa è la nuova anomalia. Oltre ai partiti nazionali e territoriali
(Pd e Lega) e al movimento carismatico di Berlusconi ora è in campo un
gruppo di ottimati e di tecnocrati. Al posto del vecchio centro. Il
sostegno di un blocco sociale che va da Fiat alla Cisl, passando dalla
chiesa, è la cosa più interessante
Che
cosa cambia con Mario Monti in corsa per le politiche, alla testa di
una lista centrista? Parecchio. Intanto la prevedibile affermazione del
Pd e dei suoi alleati trova in teoria un argine politico serio; c’è ora
un interlocutore difficile, un “estraneo” molto diverso dai tecnici
puri del prodismo-d’alemismo come Ciampi e Padoa-Schioppa, con cui
trattare la formazione del governo, la sua guida, il suo programma, e la
carica di capo dello stato: di questo parla il fastidio di Massimo
D’Alema, il suo strambo veto “morale” alla investitura democratica di
Monti e dei suoi.
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di Giuliano Ferrara
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Imbroglio no, enigma sì
Ora il differenziale Btp-Bund ondeggia senza curarsi di governo e voto. L’Abi infatti ringrazia più Draghi che Monti
Che
lo spread sia un imbroglio è un grido di battaglia politico. Che sia
un enigma è un dato di fatto. La differenza tra i titoli decennali
italiani e tedeschi è sotto i 300 punti base, e nei giorni scorsi ha
sfiorato i 287, la quota obiettivo indicata da Mario Monti per passare
il testimone e dichiarare vittoria. Come mai? Certo non può essere la
legge di stabilità che mostra tutti i difetti delle solite finanziarie;
tanto meno questa coda sfilacciata di legislatura o le grandi riforme
nel cassetto. E allora?
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di Stefano Cingolani
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