IL FOGLIETTO QUOTIDIANOEdizione breve del quotidiano diretto da Giuliano Ferrara | |||||||||
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A tutta prima uno pensa: è stato il gesto di uno squilibrato mentale, un vecchio con problemi. Uccidersi a Notre Dame per protesta contro le nozze gay, suvvia, andiamo. Poi approfondisce. Chi era? Era stato nell’organizzazione militare segreta che combatteva per l’Algeria francese e insanguinò la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta con i suoi attentati. Vengono sospetti ideologicamente orientati. Se si voglia approfondire ancora, c’è poi un messaggio del suicida in cui si parla della insufficienza delle manifestazioni politiche di strada e della necessità di gesti simbolici contro la perdita di un mondo di valori e di certezze tradizionali, compresa l’avversione all’islam in Europa.
Il magazine online Slate la chiama “L’altra guerra segreta di Obama”, da distinguere da quella fatta con i droni in Pakistan, Yemen e occasionalmente altrove. La campagna contro i reporter americani che si occupano di sicurezza nazionale, colpevoli di agganciare fonti solide dentro il governo e poi di fare scoop, sta toccando proporzioni grottesche: l’Amministrazione Obama ha aperto più procedimenti penali di questo tipo che tutte le amministrazioni precedenti messe assieme. “Quando il dipartimento di Giustizia agisce di nascosto contro i media danneggia la pretesa di Obama di essere su un piano morale superiore, che è gran parte della sua identità presidenziale”, dice Laura Rozen, asso del giornalismo americano che si è fatta un nome contro l’Amministrazione Bush.