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Argentina: golpisti del continente a convegno
11 aprile 2013 di DB
di David Lifodi
“América Latina: Desafíos y oportunidades” è il titolo di un seminario in corso di svolgimento tra Rosario e Buenos Aires dal 9 al 12 aprile. In apparenza sembra uno di quegli incontri noiosissimi in cui prendono la parola imprenditori ed economisti che ripetono a pappagallo due parole d’ordine: crescita e investimenti. Nella realtà si tratta di un convegno in cui si sono dati appuntamento i rappresentanti del peggior conservatorismo latino ed iberoamericano, “casualmente” a ridosso delle presidenziali in Venezuela, fondamentali per l’intero continente sudamericano e previste per il 14 aprile.
Non è la prima volta che Rosario, la città natale di Ernesto Che Guevara, ospita un seminario dell’estrema destra. Era il 2008, e allora fu organizzato un megaevento per festeggiare il ventennale della Fundación Internacional para la Libertad (Fil), nata nel 1988 proprio nella città argentina. Adesso, un nuovo convegno di carattere pseudo-accademico, sta celebrando i venticinque anni della Fil. Ciò che inquieta maggiormente riguarda i relatori invitati, tutti classificabili tra gli esponenti del pensiero anticastrista e antibolivariano, molti dei quali al servizio della Cia e sostenitori dei peggiori dittatori del continente. La Fundación Internacional para la Libertad è composta da personalità legate alla destra fondamentalista americana (Heritage Foundation, Manhattan Institute e Atlas Research Foundation) ed ha tra i suoi affiliati rappresentanti della Fundación Iberoamérica Europa, dell’Instituto Atlántico de Brasil , del Cedice venezuelano (Centro di divulgazione delle conoscenze economiche per la libertà) e dell’Instituto Libertad y Desarrollo de Chile. La Fil agisce per conto della Cia e delle sue due costole principali, Ned (National Endowment for Democracy) e Usaid (United States Agency fot International Development), entrambe finanziate dal Congresso nordamericano. Gli incontri organizzati dalla Fil hanno un unico scopo, quello di creare caos e destabilizzazione. Nel 2008 il convegno della destra neoliberista si tenne nel momento di maggior tensione tra la Casa Rosada e gli agrari e, tra i partecipanti, spiccava quel Roger Noriega (falco dei conservatori Usa) espulso dal Venezuela durante l’agonia di Hugo Chávez con l’accusa di voler pianificare un colpo di stato. Fra le “partecipate” della Fil che hanno organizzato i due giorni di convegno a Buenos Aires, la Fundación Nuevas Generaciones e il Center For a Secure Free Society: sulle loro pagine web è scritto chiaramente che considerano “terrorismo” le lotte per la terra dei mapuche in Cile, tanto per dare un’idea dei personaggi riuniti a convegno al Teatro Colón della capitale argentina e ricevuti con tutti gli onori dal sindaco Mauricio Macri, leader di Propuesta Republicana, imprenditore, e fiero sostenitore della destra neoliberista. Sembra che domani si aggiungerà al consesso anche lo sfidante di Nicolás Maduro alle presidenziali venezuelane, Henrique Capriles. Il candidato della Mesa de la Unidad Democratica (Mud) dovrebbe chiudere oggi la sua campagna elettorale a Caracas per poi raggiungere Buenos Aires, ricevere l’investitura ufficiale della destra continentale come candidato antichavista e dare l’immagine di una unità latinoamericana di stampo conservatore in opposizione al proceso bolivariano e al modello integrazionista sudamericano a cui hanno dato impulso i presidenti di sinistra in America Latina, soprattutto Hugo Chávez. Ufficialmente la Fundación Internacional para la Libertad si propone di diffondere le idee di imprenditori ed economisti fedeli al neoliberismo allo scopo di creare una fucina delle idee di cui si fa portatrice la destra, ma è lo spessore dei personaggi chiamati a parlare, tutti golpisti conclamati, a preoccupare. In prima fila Mario Vargas Llosa e il figlio Alvaro, fieri oppositori di qualsiasi progetto di democrazia popolare. Nei primi due giorni di convegno, tenutisi a Rosario, Mario Vargas Llosa ha tenuto una conferenza dal titolo “Cultura y democracia en el mundo actual” e ha coordinato il seminario denominato “Como mejorar la participación del sector privado en las políticas públicas”. Durante un incontro simile avvenuto poco tempo fa in Perú, “Seminario Internacional de América Latina: oportunidades y desafíos”, lo stesso Mario Vargas Llosa ha fatto cacciare dalla sala la scrittrice e sociologa Linda Lema Tucker, che aveva osato ribattere agli insulti del sindaco metropolitano di Caracas, Antonio Ledezma, contro la figura di Hugo Chávez. Questo per far capire di quali forze, mediatiche ed economiche, disponga la destra golpista latinoamericana: del resto, basta ricordare i recenti colpi di stato in Honduras e Paraguay. Paradossalmente i Llosa, padre e figlio, sono fra i relatori relativamente più presentabili, poiché c’è assai di peggio; vedi Marcel Granier, presidente dell’emittente televisiva Radio Caracas Tv (Rctv), che appoggiò attivamente il colpo di stato del 2002 per rovesciare Chávez insieme all’allora presidente spagnolo José Maria Aznar, anch’esso tra i principali artefici del golpe filo-padronale che si risolse in un fiasco. Insieme a lui l’attuale presidenta del Partido Popular madrileno Esperanza Aguirre, più esponenti della Red Liberal de América Latina (Relial) il cui intento è quello di “creare un’alternativa politica e sociale ai sistemi autoritari della regione”. Facile immaginare quali siano, secondo la Relial, i governi autoritari del continente: quelli di Venezuela, Cuba, Bolivia e perfino l’Argentina di Cristina Kirchner, a tinte più rosa che rosse, sono accusati di “essere populisti ed applicare ricette economiche retrograde”. Per i pensatori della destra mondiale riuniti in Argentina sarebbero figure degne di nota l’ex presidente uruguayano Alberto Lacalle, alla guida del Paese tra il 1990 e il 1995, esponente di punta dell’ultradestra nel suo Paese e fervente ammiratore del franchismo spagnolo, la bloguera cubana Yoani Sánchez, disinformatrice di professione al servizio della mafia cubano-americana di Miami, e il cileno Joaquín Lavín, consulente economico della giunta militare di Augusto Pinochet. La lista degli invitati al convegno sarebbe lunghissima: tra gli altri impresentabili più noti, lo scrittore cubano-americano Carlos Montaner (anch’esso a libro paga della Cia), Jorge Quiroga, braccio destro del dittatore boliviano Hugo Banzer, presidente del suo Paese dal 2001 al 2002 e instancabile ideatore di progetti eversivi per rovesciare Evo Morales, oppositori del kirchnerismo legati a Mauricio Macri, ad esempio l’economista Ricardo Melconian, più esponenti della Sociedad Interamericana de Prensa (Sip), l’organizzazione dei giornalisti delle Americhe con sede a Miami responsabile di attaccare quotidianamente i Paesi del continente che fanno parte dell’Alba e di Unasur. Molti di loro sono assidui frequentatori di kermesse di questo tipo: in occasione del ventennale della Fil, nel 2008, i relatori erano più o meno gli stessi di oggi.
Probabilmente Hugo Chávez li avrebbe definiti escualidos, come era solito bollare l’opposizione golpista venezuelana. Le reti sociali argentine che stanno organizzando le proteste contro lo svolgimento del congresso nel loro Paese, hanno definito i partecipanti al convegno come “lugubri messaggeri del capitalismo”: proveranno a far regredire le conquiste sociali raggiunte da un intero continente negli ultimi anni e inizieranno proprio dalle imminenti elezioni venezuelane.
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