MoviSol -
Movimento
Internazionale per i Diritti Civili - Solidarietà
Newsletter n.
11/2011
Tremonti fa propaganda al rapporto Angelides
Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha finalmente detto
la sua sul rapporto della Commissione statunitense sulla Crisi Finanziaria, e
per farlo ha scelto la tribuna di Annozero. Tremonti è il secondo politico
italiano, dopo il senatore Oskar Peterlini (cfr. SAS 10/11), a prendere
posizione pubblica sul Rapporto Angelides, e prevedibilmente ne ha condiviso
l'impianto, anche se non ha detto niente su Glass-Steagall. Tremonti ha fatto
tre volte riferimento al rapporto, prima per dire che la minaccia di un tracollo
finanziario permane, poi per riconoscere che la riforma finanziaria di Obama (la
legge Frank-Dodd) è fallita, e infine per affermare che la cosiddetta crisi del
"debito sovrano" europeo non è altro che la continuazione del crollo del
2007-2008.
"Il volume dei derivati è tornato come prima della crisi
finanziaria del 2007. Se uno vuole avere un'idea lievemente seria legge il
rapporto fatto dalla commissione al Congresso americano, dove si dice che una
massa di rischi è di nuovo ancora immanente", ha detto Tremonti che, con l'aiuto
di una lavagna ha mostrato il rapporto tra i derivati e i beni reali e ha
denunciato la speculazione sulle commodities che ha innescato le rivolte in Nord
Africa, benché le cause di dette rivolte siano più ampie e rispondono alla
diffusa ingiustizia.
Per trovare le cause di ciò che avviene oggi dobbiamo tornare
indietro di almeno 20 anni, ha affermato Tremonti. Prima, quando c'era un
sistema in cui "gli stati mantenevano la sovranità sulla moneta", il divario tra
l'economia reale e l'economia finanziaria era sotto controllo. Poi, ci furono le
svolte del 1989 e del 1994, con la caduta del Muro di Berlino e l'accordo WTO di
Marrakesh. Come risultato dell'introduzione rapida della globalizzazione e delle
"scommesse" sui derivati, il volume delle transazioni finanziarie è cresciuto ad
un rapporto di 20 ad 1 rispetto ai beni reali. "Dentro questa colossale massa
finanziaria può succedere un incidente. È successo nel 2008", ha detto Tremonti,
riferendosi alla bancarotta di Lehman.
La differenza tra la crisi attuale e la prima grande crisi,
quella del 1929, è che "nella prima crisi i soldi dei cittadini furono usati per
salvare i cittadini. Questo fu il New Deal di Roosevelt. Stavolta i soldi dei
cittadini sono stati usati per salvare le banche".
"Prima o poi qualcuno dovrà rendere conto alla storia e ai
popoli" di questa scelta, ha detto Tremonti, ripetendo poi in seguito: "Il
tribunale della storia giudicherà i pazzi che hanno fatto la globalizzazione in
questo modo". Erano necessari "tempi più lunghi e più saggi". Se vogliamo sapere
chi sono i responsabili, basta guardare "una foto della Terza Via", ha detto
ironicamente, riferendosi al movimento creato dai controllori di Tony Blair.
Dopo il primo "mostro del videogame", e cioè la bancarotta
Lehman, in Europa è spuntato il secondo mostro, nella forma della crisi del
debito sovrano "se uno legge il rapporto Angelides".
Tremonti ha citato ancora il rapporto Angelides per affermare
che la riforma finanziaria di Obama non ha cambiato niente. "Gli Stati Uniti
hanno provato a fare le regole - leggere il rapporto: non ce l'hanno fatta".
Il terzo "mostro" è la speculazione sui prezzi del cibo e del
petrolio. Tremonti ha ricordato che nel 2008, quando sollevò il tema nelle sedi
internazionali, il FMI rispose ufficialmente che la speculazione "non esiste".
Ma non solo esiste, essa "è tornata in modo violentissimo dall'Atlantico
all'Oceano Indiano". Essa, combinata all'ingiustizia e alla corruzione delle
elites, ha innescato le rivolte. Non c'è precedente storico se non "forse nel
Medioevo".
Da registrare il positivo apporto di Fausto Bertinotti, che
quando parla di capitalismo finanziario fa pochi danni. L'ex presidente della
Camera ha elogiato Roosevelt e il New Deal, cosa sfacciatamente negata da
Eugenio Scalfari. Il guru della società civile ha sostenuto che dalla crisi del
1929 si uscì solo alla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Francia: amministratori locali prendono in considerazione
la creazione di una commissione di inchiesta sui derivati
Ad una conferenza stampa al Parlamento francese l'8 marzo, un
gruppo di amministratori locali ha lanciato un'associazione bipartisan detta
"attori pubblici contro i prestiti tossici", per creare un "fronte comune"
contro le banche predatrici. Dal 2000 al 2008 migliaia di enti pubblici, quali
comuni, ospedali, vigili del fuoco e via dicendo, sono stati indotti a stipulare
contratti derivati simili a quelli venduti alle amministrazioni locali in
Italia, associati a prestiti con tassi di interesse variabili saliti da un
giorno all'altro dall'1,47% al 12% e perfino al 24%. Gli enti locali si sono
visti costretti a scegliere tra un'austerità brutale e licenziamenti di massa, o
dichiarare la bancarotta. Dopo anni di futili sforzi a rinegoziare le condizioni
surreali dei prestiti, ora stanno sporgendo denuncia contro Dexia, Société
Generale, Natixis, Calyon (Credit Agricole) ma anche banche straniere quali
Deutsche Bank, Depfa o la Royal Bank of Scotland (RBS) legata al gruppo
Inter-Alpha. Si tratta degli stessi nomi che ricorrono nei casi italiani.
Uno dopo l'altro, i sindaci hanno raccontato la loro storia
alla conferenza stampa. "Non abbiamo la borsa titoli nel sottoscala del
Municipio" ha scherzato Sebastien Pietrasanta, sindaco di Asnieres-sur-Seine.
Claude Bartolone, presidente socialista del Dipartimento Seine-Saint-Denis a
Parigi, ha descritto la "provocazione" lanciata dalla Dexia belgo-francese: in
cambio della rinegoziazione di un prestito di 51 milioni di euro, la banca
pretende una penale di 33 milioni! Ancor peggio, Christophe Faveron, sindaco
comunista di Unieux, ha riferito che la banca chiede una penale di 7 milioni di
Euro per un prestito di 5 milioni di Euro.
Molti di questi prestiti sono stati rimpacchettati e rivenduti.
Durante le domande e risposte, Bartolone ha esclamato che "la Dexia non è
neanche più proprietaria del debito del mio dipartimento; ora è nelle mani della
JP Morgan!" In effetti, dopo aver perso 200 miliardi di Euro dal 2008 col crac
dei mutui subprime negli Stati Uniti, la Dexia ha 137 miliardi di Euro di titoli
tossici nella sua "bad bank" interna. Considerata "troppo grossa per fallire" è
stata rifinanziata il 7 ottobre 2008 con 6,3 miliardi di Euro provenienti dai
contribuenti francesi, belgi e lussemburghesi.
Al di là della difesa legale, i funzionari locali si rendono
conto del fatto che occorre fare di più. Henri Plagnol, parlamentare dell'UMP e
sindaco di Sant-Maur-des Fosses, ha osservato che gli enti di vigilanza non
hanno fatto niente per impedire che ciò accadesse ed ha chiesto la creazione di
una "Commissione d'Inchiesta" per far sì che "questo non accada più". Durante le
domande e risposte Karel Vereycken, del movimento di LaRouche in Francia, è
intervenuto spiegando che la soluzione al problema è la legge Glass-Steagall. Il
caso di Dexia è esemplare: questa banca ha cominciato a vendere prestiti
"tossici" quando si è trasformata da banca ordinaria in banca d'affari. Ai
presenti è stato distribuito il recente appello di Jacques Cheminade per "una
commissione d'inchiesta sui prestiti tossici".
Il Maglev fa irruzione nel dibattito politico toscano
Consigliere comunale pratese Nicola Oliva, finalmente si è
innescata in Italia una discussione pubblica sulla tecnologia infrastrutturale
d'avanguardia del treno a levitazione magnetica. Come i nostri lettori sapranno,
tale tecnologia fu sviluppata in Germania e in Giappone, ma finora l'unica linea
funzionante è stata costruita in Cina, dove sono allo studio anche altre linee
di questo nuovo metodo di trasporto veloce, sicuro e flessibile.
Oliva, giovane consigliere del Pd che già l'anno scorso ha
sfidato la popolazione e la classe politica di Prato ad adottare un approccio
rooseveltiano alla crisi, promovendo una riforma finanziaria del tipo
Glass-Steagall e lanciando una serie di grandi progetti infrastrutturali, ha
preso spunto dalla polemica in atto in merito all'allungamento della pista
dell'aeroporto di Firenze. Il 5 marzo il quotidiano Il Tirreno ha scritto
che Oliva "taglia la testa al toro con un messaggio per il governatore Enrico
Rossi che contiene una proposta sì ambiziosa ma realizzabile. una linea veloce
che collegherebbe in pochi minuti Firenze allo scalo di Pisa prendendo spunto
dal Maglev, il famoso treno a levitazione magnetica". Oliva chiede uno "scatto
in avanti rispetto a una contesa paralizzante", per lanciare la Toscana "verso
il superamento delle carenze infrastrutturali con soluzioni come il Maglev,
esempio di moderna tecnologia. che avrebbe un rapporto di costi-ricavi di 2 a
5". Sarà presentata una mozione al Consiglio Comunale di Prato in questa
direzione, puntando sulla "ricadute in termini economici sul territorio con la
creazione di nuovi posti di lavoro".
La proposta, che lancia un modello adottabile da tutte le
regioni italiane - puntare su un grande aeroporto raggiungibile con collegamenti
veloci da tutti gli angoli della regione - è stata ripresa da numerosi altri
organi di stampa, e ha provocato molte reazioni entusiaste tra un pubblico
stanco di polemiche politiche senza sbocco, in cui al massimo si lotta per
difendere fette decrescenti di un'economia basata sul turismo, avendo ormai
abbandonato l'idea di una moderna società industriale grazie agli effetti della
globalizzazione finanziaria. Naturalmente, non sono mancate neanche le critiche,
a partire da chi agita subito lo spettro dei costi spaventosi per un progetto
del genere. Tanto per dare un esempio, l'On. Guglielmo Picchi - deputato del Pdl
con un Master dalla Sda dell'Università Bocconi ed ex-collaboratore di una banca
d'investimento di Londra - ha chiesto formalmente ad Oliva di specificare i
costi. Oliva ha risposto chiedendo "quanto è costato agli Stati europei il piano
di salvataggio bancario negli ultimi anni?". In un'altra dichiarazione pubblica
Oliva ha rimarcato che "Per fortuna Enrico Mattei e JFK non ragionavano in quel
modo", citando la famosa affermazione di Kennedy: "Abbiamo scelto di andare
sulla Luna e di fare altre cose, non perché sono facili, ma perché sono
difficili". Si è poi rifatto all'esempio di Cavour, che "fu uno degli interpreti
più convinti delle grandi possibilità di progresso economico e civile, rese
possibili con l'avvento della ferrovia".
L'importanza di avviare un dibattito pubblico in Italia su una
soluzione quale il Maglev non va sottovalutata. Da molti anni il paese soffre di
una grave carenza infrastrutturale, molto più marcata nel Meridione, ma comunque
fortemente penalizzante anche nel centro-nord del paese. Le inevitabili
obiezioni sui costi che proverranno da chi preferisce i salvataggi bancari al
progresso economico e sociale troveranno un'ulteriore sponda nei difensori delle
regole monetariste europee, che vietano ogni investimento statale serio.
Tuttavia, di fronte ad una crisi che sicuramente non si risolverà da sola, e che
viene peggiorata proprio da chi si attiene alle ortodossie fallite del passato,
una proposta di questo tipo indica una via d'uscita dalla situazione attuale ed
una visione positiva per il futuro. Inoltre, permetterebbe all'Italia di
riconquistare un ruolo di guida a livello mondiale, con tecnologia avanzata ed
un salto in avanti per la forza lavoro, sotto pressioni continue dovute alla
competizione sui bassi costi, che riduce il tenore di vita di tutti.