Roberto Abraham Scaruffi

Saturday, 19 March 2011


MoviSol - Movimento Internazionale per i Diritti Civili - Solidarietà 
Newsletter n. 11/2011
Tremonti fa propaganda al rapporto Angelides
Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha finalmente detto la sua sul rapporto della Commissione statunitense sulla Crisi Finanziaria, e per farlo ha scelto la tribuna di Annozero. Tremonti è il secondo politico italiano, dopo il senatore Oskar Peterlini (cfr. SAS 10/11), a prendere posizione pubblica sul Rapporto Angelides, e prevedibilmente ne ha condiviso l'impianto, anche se non ha detto niente su Glass-Steagall. Tremonti ha fatto tre volte riferimento al rapporto, prima per dire che la minaccia di un tracollo finanziario permane, poi per riconoscere che la riforma finanziaria di Obama (la legge Frank-Dodd) è fallita, e infine per affermare che la cosiddetta crisi del "debito sovrano" europeo non è altro che la continuazione del crollo del 2007-2008.
"Il volume dei derivati è tornato come prima della crisi finanziaria del 2007. Se uno vuole avere un'idea lievemente seria legge il rapporto fatto dalla commissione al Congresso americano, dove si dice che una massa di rischi è di nuovo ancora immanente", ha detto Tremonti che, con l'aiuto di una lavagna ha mostrato il rapporto tra i derivati e i beni reali e ha denunciato la speculazione sulle commodities che ha innescato le rivolte in Nord Africa, benché le cause di dette rivolte siano più ampie e rispondono alla diffusa ingiustizia.
Per trovare le cause di ciò che avviene oggi dobbiamo tornare indietro di almeno 20 anni, ha affermato Tremonti. Prima, quando c'era un sistema in cui "gli stati mantenevano la sovranità sulla moneta", il divario tra l'economia reale e l'economia finanziaria era sotto controllo. Poi, ci furono le svolte del 1989 e del 1994, con la caduta del Muro di Berlino e l'accordo WTO di Marrakesh. Come risultato dell'introduzione rapida della globalizzazione e delle "scommesse" sui derivati, il volume delle transazioni finanziarie è cresciuto ad un rapporto di 20 ad 1 rispetto ai beni reali. "Dentro questa colossale massa finanziaria può succedere un incidente. È successo nel 2008", ha detto Tremonti, riferendosi alla bancarotta di Lehman.
La differenza tra la crisi attuale e la prima grande crisi, quella del 1929, è che "nella prima crisi i soldi dei cittadini furono usati per salvare i cittadini. Questo fu il New Deal di Roosevelt. Stavolta i soldi dei cittadini sono stati usati per salvare le banche".
"Prima o poi qualcuno dovrà rendere conto alla storia e ai popoli" di questa scelta, ha detto Tremonti, ripetendo poi in seguito: "Il tribunale della storia giudicherà i pazzi che hanno fatto la globalizzazione in questo modo". Erano necessari "tempi più lunghi e più saggi". Se vogliamo sapere chi sono i responsabili, basta guardare "una foto della Terza Via", ha detto ironicamente, riferendosi al movimento creato dai controllori di Tony Blair.
Dopo il primo "mostro del videogame", e cioè la bancarotta Lehman, in Europa è spuntato il secondo mostro, nella forma della crisi del debito sovrano "se uno legge il rapporto Angelides".
Tremonti ha citato ancora il rapporto Angelides per affermare che la riforma finanziaria di Obama non ha cambiato niente. "Gli Stati Uniti hanno provato a fare le regole - leggere il rapporto: non ce l'hanno fatta".
Il terzo "mostro" è la speculazione sui prezzi del cibo e del petrolio. Tremonti ha ricordato che nel 2008, quando sollevò il tema nelle sedi internazionali, il FMI rispose ufficialmente che la speculazione "non esiste". Ma non solo esiste, essa "è tornata in modo violentissimo dall'Atlantico all'Oceano Indiano". Essa, combinata all'ingiustizia e alla corruzione delle elites, ha innescato le rivolte. Non c'è precedente storico se non "forse nel Medioevo".
Da registrare il positivo apporto di Fausto Bertinotti, che quando parla di capitalismo finanziario fa pochi danni. L'ex presidente della Camera ha elogiato Roosevelt e il New Deal, cosa sfacciatamente negata da Eugenio Scalfari. Il guru della società civile ha sostenuto che dalla crisi del 1929 si uscì solo alla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Francia: amministratori locali prendono in considerazione la creazione di una commissione di inchiesta sui derivati
Ad una conferenza stampa al Parlamento francese l'8 marzo, un gruppo di amministratori locali ha lanciato un'associazione bipartisan detta "attori pubblici contro i prestiti tossici", per creare un "fronte comune" contro le banche predatrici. Dal 2000 al 2008 migliaia di enti pubblici, quali comuni, ospedali, vigili del fuoco e via dicendo, sono stati indotti a stipulare contratti derivati simili a quelli venduti alle amministrazioni locali in Italia, associati a prestiti con tassi di interesse variabili saliti da un giorno all'altro dall'1,47% al 12% e perfino al 24%. Gli enti locali si sono visti costretti a scegliere tra un'austerità brutale e licenziamenti di massa, o dichiarare la bancarotta. Dopo anni di futili sforzi a rinegoziare le condizioni surreali dei prestiti, ora stanno sporgendo denuncia contro Dexia, Société Generale, Natixis, Calyon (Credit Agricole) ma anche banche straniere quali Deutsche Bank, Depfa o la Royal Bank of Scotland (RBS) legata al gruppo Inter-Alpha. Si tratta degli stessi nomi che ricorrono nei casi italiani.
Uno dopo l'altro, i sindaci hanno raccontato la loro storia alla conferenza stampa. "Non abbiamo la borsa titoli nel sottoscala del Municipio" ha scherzato Sebastien Pietrasanta, sindaco di Asnieres-sur-Seine. Claude Bartolone, presidente socialista del Dipartimento Seine-Saint-Denis a Parigi, ha descritto la "provocazione" lanciata dalla Dexia belgo-francese: in cambio della rinegoziazione di un prestito di 51 milioni di euro, la banca pretende una penale di 33 milioni! Ancor peggio, Christophe Faveron, sindaco comunista di Unieux, ha riferito che la banca chiede una penale di 7 milioni di Euro per un prestito di 5 milioni di Euro.
Molti di questi prestiti sono stati rimpacchettati e rivenduti. Durante le domande e risposte, Bartolone ha esclamato che "la Dexia non è neanche più proprietaria del debito del mio dipartimento; ora è nelle mani della JP Morgan!" In effetti, dopo aver perso 200 miliardi di Euro dal 2008 col crac dei mutui subprime negli Stati Uniti, la Dexia ha 137 miliardi di Euro di titoli tossici nella sua "bad bank" interna. Considerata "troppo grossa per fallire" è stata rifinanziata il 7 ottobre 2008 con 6,3 miliardi di Euro provenienti dai contribuenti francesi, belgi e lussemburghesi.
Al di là della difesa legale, i funzionari locali si rendono conto del fatto che occorre fare di più. Henri Plagnol, parlamentare dell'UMP e sindaco di Sant-Maur-des Fosses, ha osservato che gli enti di vigilanza non hanno fatto niente per impedire che ciò accadesse ed ha chiesto la creazione di una "Commissione d'Inchiesta" per far sì che "questo non accada più". Durante le domande e risposte Karel Vereycken, del movimento di LaRouche in Francia, è intervenuto spiegando che la soluzione al problema è la legge Glass-Steagall. Il caso di Dexia è esemplare: questa banca ha cominciato a vendere prestiti "tossici" quando si è trasformata da banca ordinaria in banca d'affari. Ai presenti è stato distribuito il recente appello di Jacques Cheminade per "una commissione d'inchiesta sui prestiti tossici".
Il Maglev fa irruzione nel dibattito politico toscano
Consigliere comunale pratese Nicola Oliva, finalmente si è innescata in Italia una discussione pubblica sulla tecnologia infrastrutturale d'avanguardia del treno a levitazione magnetica. Come i nostri lettori sapranno, tale tecnologia fu sviluppata in Germania e in Giappone, ma finora l'unica linea funzionante è stata costruita in Cina, dove sono allo studio anche altre linee di questo nuovo metodo di trasporto veloce, sicuro e flessibile.
Oliva, giovane consigliere del Pd che già l'anno scorso ha sfidato la popolazione e la classe politica di Prato ad adottare un approccio rooseveltiano alla crisi, promovendo una riforma finanziaria del tipo Glass-Steagall e lanciando una serie di grandi progetti infrastrutturali, ha preso spunto dalla polemica in atto in merito all'allungamento della pista dell'aeroporto di Firenze. Il 5 marzo il quotidiano Il Tirreno ha scritto che Oliva "taglia la testa al toro con un messaggio per il governatore Enrico Rossi che contiene una proposta sì ambiziosa ma realizzabile. una linea veloce che collegherebbe in pochi minuti Firenze allo scalo di Pisa prendendo spunto dal Maglev, il famoso treno a levitazione magnetica". Oliva chiede uno "scatto in avanti rispetto a una contesa paralizzante", per lanciare la Toscana "verso il superamento delle carenze infrastrutturali con soluzioni come il Maglev, esempio di moderna tecnologia. che avrebbe un rapporto di costi-ricavi di 2 a 5". Sarà presentata una mozione al Consiglio Comunale di Prato in questa direzione, puntando sulla "ricadute in termini economici sul territorio con la creazione di nuovi posti di lavoro".
La proposta, che lancia un modello adottabile da tutte le regioni italiane - puntare su un grande aeroporto raggiungibile con collegamenti veloci da tutti gli angoli della regione - è stata ripresa da numerosi altri organi di stampa, e ha provocato molte reazioni entusiaste tra un pubblico stanco di polemiche politiche senza sbocco, in cui al massimo si lotta per difendere fette decrescenti di un'economia basata sul turismo, avendo ormai abbandonato l'idea di una moderna società industriale grazie agli effetti della globalizzazione finanziaria. Naturalmente, non sono mancate neanche le critiche, a partire da chi agita subito lo spettro dei costi spaventosi per un progetto del genere. Tanto per dare un esempio, l'On. Guglielmo Picchi - deputato del Pdl con un Master dalla Sda dell'Università Bocconi ed ex-collaboratore di una banca d'investimento di Londra - ha chiesto formalmente ad Oliva di specificare i costi. Oliva ha risposto chiedendo "quanto è costato agli Stati europei il piano di salvataggio bancario negli ultimi anni?". In un'altra dichiarazione pubblica Oliva ha rimarcato che "Per fortuna Enrico Mattei e JFK non ragionavano in quel modo", citando la famosa affermazione di Kennedy: "Abbiamo scelto di andare sulla Luna e di fare altre cose, non perché sono facili, ma perché sono difficili". Si è poi rifatto all'esempio di Cavour, che "fu uno degli interpreti più convinti delle grandi possibilità di progresso economico e civile, rese possibili con l'avvento della ferrovia".
L'importanza di avviare un dibattito pubblico in Italia su una soluzione quale il Maglev non va sottovalutata. Da molti anni il paese soffre di una grave carenza infrastrutturale, molto più marcata nel Meridione, ma comunque fortemente penalizzante anche nel centro-nord del paese. Le inevitabili obiezioni sui costi che proverranno da chi preferisce i salvataggi bancari al progresso economico e sociale troveranno un'ulteriore sponda nei difensori delle regole monetariste europee, che vietano ogni investimento statale serio. Tuttavia, di fronte ad una crisi che sicuramente non si risolverà da sola, e che viene peggiorata proprio da chi si attiene alle ortodossie fallite del passato, una proposta di questo tipo indica una via d'uscita dalla situazione attuale ed una visione positiva per il futuro. Inoltre, permetterebbe all'Italia di riconquistare un ruolo di guida a livello mondiale, con tecnologia avanzata ed un salto in avanti per la forza lavoro, sotto pressioni continue dovute alla competizione sui bassi costi, che riduce il tenore di vita di tutti.