Videoconferenza di LaRouche: L'Irlanda e l'America
"Ireland and America" è il titolo della videoconferenza che
Lyndon LaRouche terrà giovedì 10 marzo alle ore 19:00 italiane. Sarà disponibile
in diretta sul sito www.larouchepac.com (o a partire dal sito www.movisol.org) con traduzione
simultanea in francese, tedesco, italiano e spagnolo.
Fin d'ora è possibile inviargli una domanda in
inglese o in
italiano.
Gran Bretagna, Svezia e Italia: dibattito sulle regole
bancarie
Il dibattito sulla riforma Glass-Steagall è entrato nella tana
del leone, con nientemeno che il governatore della Banca d'Inghilterra Mervyn
King, il quale ha ammonito contro una nuova crisi bancaria se non si introduce
una procedura fallimentare. Le sue dichiarazioni, contenute in un'intervista
concessa al Telegraph del 5 marzo, avvengono mentre sui media britannici
si comincia a parlare del rapporto della Commissione Angelides, e si discute di
Glass-Steagall nei parlamenti svedese e italiano.
"Abbiamo permesso la crescita di un sistema [bancario] che
conteneva i semi della propria distruzione" e non vi abbiamo ancora posto
rimedio, ha detto King al quotidiano londinese. "Non abbiamo ancora risolto il
problema del 'troppo grande per fallire', o, come preferisco chiamarlo, 'troppo
importante per fallire'. Il concetto che uno è troppo importante per fallire non
dovrebbe avere diritto di cittadinanza in un'economia di mercato".
King ritiene, scrive il Telegraph, che "la gente abbia
tutto il diritto di avercela col governo e coi banchieri", perché le banche al
centro della crisi vengono salvate. Potrebbe esserci un replay? "Certo",
risponde, "il problema è ancora lì".
Ascoltare simili dichiarazioni proprio da Threadneedle Street
ha fatto infuriare i banchieri della City. Il Sunday Telegraph del 6
marzo ne cita alcuni che accusano King di essere "un vecchio amareggiato che non
ha senso della realtà", e arrivano a chiederne la rimozione.
In Svezia si è tenuta una discussione su Glass-Steagall il 1
marzo, ad una audizione della Commissione Finanze della Camera. Ulla Andersson,
del Partito della Sinistra, ha chiesto al ministro delle Finanze e ai capi della
banca centrale e dell'autorità di vigilanza bancaria: "Non sarebbe meglio per la
stabilità vietare completamente il trading per conto proprio, o introdurre una
qualche legge per separare le banche" in modo che il contribuente non debba
garantire i rischi del settore finanziario?
Il democristiano Anders Sellstroem, facendo presente che le
perdite bancarie sono prevalentemente causate dalla speculazione e non dalle
ipoteche per se, ha chiesto "che tipo di strumenti ci sono a disposizione per
poter separare le due cose, e cioè per intervenire sulla parte speculativa in
modo che essa si accolli i propri rischi e non finisca sul groppone dei
contribuenti che alla fine sono chiamati a sanare le perdite? Si potrebbe
prendere misure più mirate, invece di focalizzarsi semplicemente
sull'esposizione debitoria delle famiglie?"
Le domande hanno colto gli esperti completamente impreparati.
Il banchiere centrale Stefan Ingves se l'è cavata dicendo che "vietare certi
tipi di attività bancaria è un tema eterno e se ne è discusso nei tempi". Il
ministro del Tesoro Anders Borg non ha trovato niente da dire, e come lui il
vice Peter Norman.
In Italia, il senatore Oskar Peterlini ha presentato
un'interrogazione per conoscere l'opinione del governo sul rapporto Angelides,
affermando tra l'altro che "dato il fatto che la struttura essenziale del
sistema finanziario rimane immutata, come denuncia la Commissione Angelides,
minacciando un numero indeterminato di altre crisi in futuro", queste, "in base
alle esperienze degli ultimi tre anni porteranno solo ad ulteriori sacrifici per
la gente normale senza una prospettiva di crescita economica reale e duratura".
Peterlini chiede al governo se esso "ritenga necessaria una
revisione della normativa bancaria italiana con lo scopo di garantire che
l'immissione e la negoziazione di titoli finanziari e soprattutto di tutti gli
strumenti speculativi 'derivati' (futures, options, swaps, eccetera) siano
completamente separate dalle attività ordinarie (depositi e finanziamenti) delle
banche commerciali".
L'Unione Europea alza la mannaia contro i salari e i
diritti sindacali
Mentre le istituzioni dell'Unione Europea sono corresponsabili
dell'aumento dei prezzi delle materie prime con la loro politica dei salvataggi
bancari, esse chiedono ai governi di congelare i salari. Questa folle politica è
stata ribadita dal presidente della Banca Centrale Europea Trichet che ha
dichiarato, alla conferenza stampa mensile della BCE, che "non si può fare
niente" contro la speculazione sulle materie prime, insistendo che i governi
devono evitare effetti di "rimbalzo" come gli aumentali salariali.
Ad una domanda dell'EIR sull'aumento del prezzo del cibo
come causa delle rivolte in Nord Africa, Trichet ha ammesso che la BCE avrebbe
il potere di intervenire contro la speculazione, ad esempio riducendo il flusso
di liquidità, ma si è rifiutato di prendere in considerazione alcun intervento.
Si è lamentato invece del "patto competitivo" proposto da Francia e Germania che
ridurrebbe il potere di "governance" della Commissione UE, chiedendo al
Parlamento Europeo di cambiarlo.
In netto contrasto con Trichet, il ministro dell'Economia
Tremonti, durante un incontro dell'Aspen Institute a Istanbul il 4 marzo, ha
ribadito il suo punto di vista che l'innesco delle varie rivolte in Nord Africa
è proprio l'aumento dei prezzi delle commodities. Ha ricordato di aver sollevato
la questione al G8 del 2008, e "la risposta scientifica, specie del Fondo
Monetario Internazionale, fu che la speculazione non esiste". Secondo Tremonti,
l'ondata di rivolte potrebbe estendersi ad est e colpire anche i paesi
sviluppati, dove si teme già lo shock petrolifero.
"In Italia abbiamo l'espressione caro-vita" ha detto Tremonti.
"In Africa, in tutte le regioni povere, è una questione non di caro-vita ma di
vita, e la speculazione sta distruggendo la vita dei popoli, con incrementi del
30 o 40% in pochi mesi che hanno una causa speculativa e un effetto mortale". La
"reazione contro un eccesso di ingiustizia" arriverà anche in Asia, ha ammonite,
"e questo può portare a problemi economici e instabilità, mentre noi dobbiamo
operare per la stabilità. E può portare a problemi democratici in Europa, ho
detto che c'è il rischio dell'estrema destra".
A quanto pare le istituzioni dell'UE si stanno dando da fare
perché ciò accada. Su richiesta di Trichet, la Commissione Europea presenterà,
al vertice dell'11 marzo dei capi di governo dell'Eurozona un piano stilato
dagli assistenti del Commissario Europeo José Manuel Barroso e del presidente
del Consiglio Europeo Herman van Rompuy. Oltre metà del loro documento punta a
tagliare i salari, smantellare i diritti sindacali e tagliare le pensioni.
Sotto l'egida del "promuovere la competitività" il documento
chiede di mettere fine di fatto ai diritti sindacali esigendo una "revisione
degli accordi sindacali per aumentare la decentralizzazione nel processo di
negoziato e per migliorare il meccanismo di indicizzazione" assicurando al
contempo "limiti salariali nel settore pubblico".
Sempre inneggiando all'aumento della "produttività" il
documento chiede che vengano "rimosse restrizioni ingiustificate delle
professioni come quote o numeri chiusi". Sotto l'egida del "promuovere
l'occupazione" chiede "riforme del mercato del lavoro che promuovano la
flessibilità", ovvero eliminare la sicurezza del posto di lavoro. E sotto la
"sostenibilità delle pensioni e della previdenza sociale" chiede l'aumento
dell'età pensionabile e la "riduzione del prepensionamento e usare incentivi
mirati per assumere lavoratori più anziani e promuovere l'apprendimento in età
avanzata".
Tony Blair e gli "ahl al Khaimah" di Gheddafi
Pochi hanno il privilegio di poter visitare Gheddafi nella sua
famosa tenda nel deserto. Questi pochi eletti sono chiamati gli "ahl Al
Khaimah", o il popolo della tenda. Negli ultimi anni, quella tenda è stata
affollata di personaggi britannici, e specialmente dell'entourage di Tony Blair.
Fu lo stesso Blair che, nel 2004, si recò in Libia per
convincere Gheddafi ad abbandonare un programma di riarmo nucleare (che non è
mai esistito) in cambio della fine delle sanzioni internazionali. Come
risultato, la BP ricevette ricche concessioni petrolifere e la BAE Systems
ghiotti contratti per armamenti. Fu nuovamente Blair che, nel 2009, si adoperò
per ottenere il rilascio di Abdel Baset Ali Al-Megrahi, il cittadino libico
condannato all'ergastolo per l'attentato al volo PanAm 103 del 1988. Fu detto
che Al Megrahi, colpito da un cancro al pancreas, avesse solo tre mesi di vita.
Diciotto mesi dopo, egli è ancora vivo e vegeto in una Libia piombata nella
guerra civile. E furono i compagni di Blair nel "New Labour" a divenire gli
architetti di quello che doveva diventare il "Nuovo Gheddafi".
Il quotidiano Mailonline ha pubblicato il 2 marzo un
articolo intitolato "La London School degli Utili Idioti: come una squadra di
uomini di Blair, ex capi del MI5 e baroni universitari hanno appoggiato Gheddafi
in cambio dei suoi milioni". L'articolo racconta che gli uomini di Blair si
adoperarono per promuovere il figlio di Gheddafi, Saif, alla London School of
Economics, scrivendo per lui la tesi di dottorato. Tra i protagonisti della
vicenda, tutti membri del consiglio della LSE, vi sono:
- La Baronessa Symons, ex sottosegretario agli Esteri nel governo Blair, membro retribuito del Consiglio Internazionale dell'Istituto Nazionale per lo Sviluppo Economico della Libia, presieduto da Saif. La Symons si è dimessa solo il 1 marzo. Ella faceva anche parte del consiglio dell'Ideas Center della LSE, al quale Gheddafi donò 1,5 milioni di sterline dopo aver conseguito il dottorato.
- Jonathan Powell, capo dello staff di Blair a Downing Street, che ha svolto un ruolo chiave per ricondurre la Libia nelle grazie di Sua Maestà, e attualmente dirige la Tony Blair Associates.
- Sir David Manning, ex ambasciatore a Washington, presidente del Consiglio della LSE. Manning era presente quando Bush disse a Blair che intendeva invadere l'Iraq.
- Sir Mark Allen, ex capo del settore mediorientale del MI6, che consigliò a Blair di sdoganare Gheddafi. Dopo il congedo dal MI6, Allen divenne consigliere speciale di Lord Browne, allora capo della BP. Nonostante la sua stretta relazione con Saif Gheddafi, Sir Allen è consigliere del Monitor Group, assieme al suo ex capo al MI6 Sir Richard Dearlove. Dal 2006, il Monitor Group assiste il governo libico nelle riforme economiche e nel "miglioramento del profilo della Libia e di Gheddafi". Tra i numerosi personaggi che grazie al Group hanno avuto il privilegio di entrare nella tenda di Gheddafi si trovano Lord Gibbons, il guru della "Terza Via" di Blair, e i neocons americani Francis Fukuyama e Richard Perle.
Mailonline ha anche denunciato lo stretto rapporto
personale tra il Principe Andrew, secondogenito della Regina, e lo stesso Saif,
in onore del quale Andrew ha organizzato ricevimenti a Buckingham Palace, a St.
James Palace e nel Castello di Windsor. Oltre a guidare missioni commerciali in
Libia, il principe ha compiuto visite personali ospitato da Saif. Il Daily
Mail del 1 marzo ha citato un amico del principe che dice: "Egli e Saif si
sono avvicinati incredibilmente. Entrambi amano il divertimento e si divertono
assieme. Andrew apre le porte con il suo status reale e Saif apre altre porte
con i soldi della famiglia".