OGGI ONLINE
C’è
un paese in cui i capitalisti rischiano, mettono soldi, provano a
trasformare crisi distruttive in trasformazioni nel cuore
dell’establishment. E un paese in cui tutto rischia di essere meschino
 Comprare
il Washington Post. Non comprare il Corriere della Sera. Ciascuno fa
quel che vuole dei suoi soldi, ma sta a chi scrive sui giornali
distinguere, discernere, cercare di capire. Non siamo l’America:
lavoriamo meno, siamo infinitamente meno produttivi, abbiamo un sistema
di regole vecchio, un welfare incautamente generoso, una mobilità
inferiore, uno stato molto più impiccione, un sistema di istruzione e
di cultura protetto ma tutt’altro che all’altezza delle necessità di
uno sviluppo sensato (delle sfide della globalizzazione, scriverebbe il
giornalista collettivo), un modo di essere e di funzionare del
capitalismo che è intrinsecamente pattizio, poco libero, poco
coraggioso.
Ferraresi Vendita di un'epopea - Raineri Aggiungi un Post a tavola - Innovazione, semplificazione, visione e frugalità creativa: i princìpi filosofici di Bezos detti con parole sue - Linkiesta, il Post e Wired la pensano diversamente sulla mossa di Bezos. Un capriccio. No, una rivoluzione - Masneri Da Bezos a Buffett, i grandi capitalisti americani non replicano l’arrendevolezza di quelli italiani sul Corriere - Buttafuoco Non può che essere colpa di Crocetta se il Post improvvisamente è stato svenduto
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di Giuliano Ferrara
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La ripresina c’è
L’ottimismo di Saccomanni, i due anni di pil in rosso (ma con un calo meno ripido) e l’industria ripartita a giugno
La
recessione è finita? “Credo di sì”, ha detto ieri il ministro
dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, ai microfoni di Sky Tg 24. E’ vero, e
la tesi secondo cui la rilevazione di sintomi di ripresa da parte
della Banca d’Italia e del governo sarebbe strumentale a obiettivi
politici, mentre la recessione in realtà continua, è errata. Rivela
come, sempre di più, l’Italia, anche nei grandi media, sia oramai
dominata da una cultura economica politicizzata e pressappochista.
L’analisi dei dati del pil del primo semestre mostra che la recessione
dovrebbe avere toccato il fondo e che, quindi, il terzo trimestre debba
essere caratterizzato o da stabilizzazione o da recupero, mentre il
quarto dovrebbe essere caratterizzato da recupero.
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di Francesco Forte
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