Roberto Abraham Scaruffi

Wednesday, 6 November 2013

IL FOGLIETTO QUOTIDIANO

Edizione breve del quotidiano diretto da Giuliano Ferrara

OGGI IN EDICOLA
PRIMA PAGINA

Il governo dei piccoli passi rimane in balìa dell’Europa sulla ripresa

Saccomanni spera in un Draghi più espansivo. L’Ue ci grazia sul deficit ma è pessimista sul pil e guardinga sui conti

I giudici valutano quale spazio pubblico spetta a Dio

Alla Corte suprema arriva una disputa sulle preghiere “civili” in America
SECONDA PAGINA

“La congiura dei benpensanti”. L’affaire Millet un anno dopo, in un libro

EDITORIALI

Effetto Renzi, due partiti (forse tre)

Vincere le primarie contro l’apparato, o il Pd impossibile da cambiare
ANALISI

Magnoni a lezione di economia. I grillini tra “Vday” e parenti

Convegni pensosi e note spese che danno da pensare. Il povero grillo è costretto ad “andare oltre” i suoi
INSERTI

Guai ai vinti? Non più, cara Merkel

Tre indizi (e l’aria che tira dall’Atlantico) dicono che è ora di spezzare le catene euro-tedesche
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Cancellieri e Ruby, odio fazioso mascherato da sapienza etica

Come per Strauss-Kahn. La leggerezza del Cav. e le porcate di altri secondo paragoni moralistici
Allora, io non voglio litigare con nessuno, sono dell’idea che la Cancellieri è responsabile di un contatto umano pietoso, di un’attenzione comprensibile e alla fine non invasiva delle prerogative altrui nel caso della detenuta Giulia Ligresti e delle sue condizioni penose di salute, non mi pare che debba dimettersi, che la si debba lapidare per compiacere un’opinione pubblica diseducata alla realtà, perfino dei sentimenti veri (quelli farlocchi no, quelli sono sempre presenti a tutti nei cuori e nelle coscienze). Però sono molto, molto incazzato. E cerco di spiegarmi.
di Giuliano Ferrara

Manovre ardite per John Kerry

I sauditi sono furiosi con Obama e il diplomatico americano tenta di mediare. Ma come farà se la Casa Bianca sceglie strade troppo diverse su Iran e Siria?
Lunedì il segretario di stato americano, John Kerry, ha incontrato il re saudita Abdullah e ha celebrato l’alleanza “strategica” tra Washington e Riad. Se si potesse riassumere in modo informale, il dialogo sarebbe questo: “Il presidente Obama mi ha mandato qui perché abbiamo capito perfettamente che siete furiosi con noi per tante ragioni. Ad agosto abbiamo cambiato idea all’improvviso dopo aver minacciato di bombardare il presidente siriano Bashar el Assad come giusta punizione, promessa da tempo, per il massacro di civili con le armi chimiche alla periferia di Damasco. Abbiamo fatto un accordo con la Russia e voi che avete deciso di tenere una linea dura e inflessibile con Assad vi siete sentiti abbandonati e vi chiedete quale sia il vantaggio a collaborare con noi, se tanto cambiamo idea all’improvviso".
di Daniele Raineri