OGGI IN EDICOLA
PRIMA PAGINA
Sette esplosioni contro il Partito gettano un’ombra sul plenum di Xi Jinping
Due attacchi in due settimane, biglie di ferro nelle bombe. Tutte le spaccature al congresso che si apre sabato
No complaining rule - di Mariarosa Mancuso
Ecco come si scrive una serie tv perfetta senza mai pronuciare la parola “ispirazione”
SECONDA PAGINA
Posta e tagga, ma ricordati di vivere. I social secondo Mrs. Zuckerberg
EDITORIALI
Consigli dalla vecchia guardia europea
Prodi e Schröder uniti con il Club Med contro il rigorismo merkeliano
INSERTI
Istantanee americane
New York è l’eccezione estrema nel giorno dei maestri del compromesso e delle vecchie volpi. Christie si prepara per il 2016, il Tea Party si lecca le ferite
Aprite quelle celle
Ecco come ministero della Giustizia e Dap vogliono riformare il carcere e le sue leggi. I paradossi di uno “stato torturatore”
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OGGI ONLINE

Storie, storielle e storiacce dimostrano che altissimi magistrati, capaci di divenire simbolo di condanna definitiva a carico di Berlusconi, sono gestiti da ridicoli pupari e attestano il falso. Le sentenze Esposito
Il termine “definitivo” si adatta al dottore Antonio Esposito, il presidente di sezione della Cassazione intorno al quale dal primo agosto scorso girano i destini della nazione, gettata in un caos da guerricciola civile non guerreggiata per via della sua aurea sentenza “definitiva” contro Berlusconi. Esposito ha scritto la prefazione a un libro di Ferdinando Imposimato sul caso Moro, in cui si sostiene che nuove fonti dimostrano come il covo in cui lo statista fu prigioniero era presidiato da servizi italiani e stranieri, che abbandonarono la postazione il giorno prima del suo assassinio, il 9 maggio del 1978.
Rizzini Moro e le verità sepolte (dal ridicolo) |
di Giuliano Ferrara
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Insieme a voi non ci sto più
L’ex coordinatore del Pdl processa la classe dirigente berlusconiana: Alfano, ingrato, non crede in niente
“Questa storia è finita”. Gli occhi di Sandro Bondi si aprono foschi, con un lampo di rimprovero attraverso la piccola scrivania in mogano che arreda il suo studio al Senato, una stanza senza fasto, dimessa, come l’umore dell’uomo che parla e sorprende chi lo ascolta. “Dietro Berlusconi non c’era niente”, mormora Bondi, la schiena leggermente tonda del sedentario e un sorriso rassegnato, rivolto a Manuela Repetti, sua compagna. |
di Salvatore Merlo
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